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Vercelli (Vërsèj in Piemontese) è un comune di circa 45 mila
abitanti, capoluogo dell'omonima provincia.
Situata lungo un importante asse viario dell’economia antica diretto
al valico del San Bernardo, la città di Vercelli (Vercellae) si
sviluppò come centro urbano da un preesistente abitato celto-ligure
in seguito all’occupazione romana risalente ai primi decenni del II
secolo a.C. La definitiva vittoria dei romani sugli altri popoli
della zona si tenne nel lontano 101 a.C., quando l’esercito guidato
dal console Mario sconfisse in battaglia la potente tribù germanica
dei Cimbri ai Campi Raudii. Nel 49 a.C. i vercellesi ottennero la
piena cittadinanza romana e il centro, divenuto municipium, si
arricchì di strade, monumenti, bagni pubblici, acquedotto, teatro e
anfiteatro. Tra il I e il II secolo d.C. la fioritura del centro
urbano proseguì senza sosta. Successivamente però, nei secoli III e
IV l’importanza acquisita andò decadendo e le fortune legate a
Vercelli declinarono in concomitanza con quelle dell’Impero Romano.
Per quanto riguarda la religione, il Cristianesimo giunse in età
costantiniana, e precisamente nel 313 d.C. Il primo vescovo,
consacrato nel 345 da papa Giulio I che in seguito divenne anche
patrono della città, fu Sant'Eusebio. Seguirono poi le varie
invasioni barbariche degli Unni e dei Borgognoni di Gundobaldo.
Del periodo tardo antico e alto medioevale si hanno poche e incerte
notizie. Dal VI al VIII secolo la città rimase sotto il dominio
longobardo e successivamente passò sotto la guida dei Franchi. Da
ducato, Vercelli passò e contea e di fatto venne amministrata dai
suoi vescovi. Dopo anni di incertezze, Vercelli si alleò con i
milanesi e partecipò alle vicende della Lega Lombarda fino alla
vittoriosa Battaglia di Legnano.
Nel XIII secolo si affermò progressivamente il regime comunale che
diede il via al periodo più prospero di tutta la storia della città
che aveva ottenuto il controllo sul territorio compreso tra le Alpi,
il Po, la Sesia e la Dora. Nel 1219, per volere del cardinale Guala
Bicheri iniziarono i lavori per la realizzazione dell’Abbazia di
Sant’Andrea e cinque anni dopo nacque l’ospedale attiguo. Nel
contempo il comune promosse l’istituzione della prima università
degli studi del Piemonte e il 10 luglio 1243, Vercelli fu la prima
città in tutta la penisola ad abolire la servitù della gleba.
A seguito delle lunghe lotte tra Guelfi e Ghibellini, capeggiati
rispettivamente dagli Avogadro e dai Bicheri-Tizzoni, il comune
passò al dominio straniero e nel 1335 Vercelli perse per sempre la
sua autonomia politica. Sotto il dominio dei Visconti si registrò un
periodo di relativa tranquillità finché nel 1427 la città andò sotto
al ducato di Savoia e si immiserì rapidamente. Nonostante ciò
Vercelli fu uno dei maggiori centri culturali del Piemonte
rinascimentale. Nel 1704 si verificò l’ultimo assedio da parte
dell’esercito del duca di Vendome durante la guerra di successione
spagnola ma il trattato di Ultrecht del 1713 segnò il ritorno ai
Savoia. Durante il periodo napoleonico Vercelli conquistò il titolo
di capoluogo del Dipartimento della Sesia e fu unita allo stato
francese. Dopo la restaurazione dello StatoSabaudo, risalente al
1814, i vercellesi parteciparono ai moti liberali del 1821 e alle
lotte risorgimentali. Poi fu la volta delle Guerre d’Indipendenza
che portarono gravi danni alla città. Dando uno sguardo alla storia
del secolo scorso, è doveroso ricordare i momenti della lotta
partigiana e la situazione disastrosa dopo la Liberazione. Ma con la
rinascita degli anni ’50 e le vicissitudini più recenti, Vercelli
tornò alla tranquillità e l’agricoltura si trasformò grazie alla
crescente meccanizzazione dei mezzi di lavorazione. Tutt’oggi, per
la provincia delle terre d’acqua, la coltivazione di riso
rappresenta una vera e propria ricchezza che caratterizza il
paesaggio rurale e si pone come fattore trainante dell’economia
della zona.
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